Gianluigi Toccafondo

toccafondoNon riuscivo a trovare un’unica immagine per rappresentare l’Università di Urbino […] così sono partito dalle facce dei ragazzi universitari, che affiancate al Duca, al palazzo Ducale, l’aquila ed altri elementi dello studio, come il mappamondo, le lettere e i luoghi, formano l’intero Ateneo… e sono venuti fuori una cinquantina di disegni. La composizione dei manifesti è ispirata al cortile del Palazzo Ducale, con le sue scritte e le sue finestre.

Gianluigi Toccafondo

 Pittore, illustratore, cineasta, Gianluigi Toccafondo (San Marino, 1965), diplomato alla Scuola del Libro di Urbino, si presenta come il capofila di quella generazione di pittori prestati all’animazione che sta caratterizzando la scena italiana. Un artista a tutto tondo, innamorato dell’arte grafica, del cinema e delle rispettive ibridazioni e trasformazioni. I personaggi nei suoi disegni e nei suoi video si trasformano, si allungano, si deformano. Toccafondo ci mette poesia e riesce a raccontare con piacevole leggerezza un mondo che vive.

Nell’ambito dell’animazione d’autore il nome di Gianluigi Toccafondo occupa un posto di particolare rilievo. Nel mondo della pubblicità e per la televisione ha realizzato sigle per programmi di successo (Tunnel, Avanzi, Carosello), il logo e la sigla della Fandango (che ha prodotto i suoi ultimi film), campagne rimaste famose come quella per la Sambuca Molinari, per la Levi’s, e la United arrow. E’ stato  tra le altre cose aiuto regista del film Gomorra di Matteo Garrone.

I suoi quadri e disegni “in movimento” sono frutto di una tecnica mista: prima l’immagine viene fotografata su un video o su un monitor, poi ingrandita e distorta con la fotocopiatrice, infine essa diventa supporto per la realizzazione pittorica. Toccafondo dà così corpo a un concetto d’arte multimediale, dove con uno stile e una tecnica raffinata, le forme diventano oggetti fluttuanti, avvolgenti, in un contesto dalle valenze surreali e oniriche.

Oggi vive tra Bologna e Milano.

INTERVISTA

Non una ma cinquanta immagini, quante le tavole che hai dipinto, sono le suggestioni  della nuova campagna di comunicazione dell’Ateneo di Urbino. Perché e da cosa sei stato ispirato?

Non riuscivo a trovare un’unica immagine per rappresentare l’Università di Urbino con tutte le sue facoltà, così sono partito dalle facce dei ragazzi universitari, che affiancate al Duca, al palazzo Ducale, l’aquila ed altri elementi dello studio, come il mappamondo, le lettere e i luoghi, formano l’intero Ateneo… e sono venuti fuori una cinquantina di disegni. La composizione dei manifesti è ispirata al cortile del Palazzo Ducale, con le sue scritte e le sue finestre.

Le immagini di questa campagna hanno una grande forza evocativa, memoria dei luoghi, delle persone e dei vissuti. Quanto c’è in questo lavoro della tua esperienza di studio a Urbino?

Urbino è stata la città che più ha influenzato il mio lavoro; qui ho cominciato le mie prime esperienze di cinema d’animazione alla Scuola del Libro con il professor Enrico Ricci, un grande pittore e incisore urbinate. Quando mi sono trasferito a Milano ho iniziato a lavorare con altri “urbinati” come Giancarlo Carloni e Giovanni Mulazzani, per cui Urbino e le sue forme sono state sempre presenti nelle mie esperienze, senza alcun sentimento nostalgico, ma come presenza viva e di riferimento.

 Il tempo e il movimento sono due coordinate per comprendere il tuo lavoro di artista. In quale direzione si muovono queste immagini e che visione hai voluto creare?

Mi piace lavorare col movimento, preferisco fare più immagini per ogni soggetto, l’immagine fissa mi blocca. In passato ho realizzato alcuni quadri, ma le figure cancellate e modificate sotto l’immagine in superficie mi sembravano più interessanti del risultato finale, così ho cominciato a lavorare in sequenza, su formati più piccoli e soprattutto su carta, conservando l’intero percorso; credo sia una conseguenza del lavoro di cinema d’animazione o viceversa.