La bellezza del sapere

bocciaLe campagne di comunicazione degli Atenei italiani sono volutamente delle strizzate d’occhio al marketing delle iscrizioni. Volti di giovani potenziali iscritti e slogan che parlano di talento ed istruzione, di fame di futuro e realizzazione nel domani. Oppure giocano, sempre con credibili neo-matricole, sul confine dell’ironia – talvolta lieve e talvolta sconfinante nella maleducazione –perché si rivolgono a neo diciottenni della generazione millennial che immaginiamo farsi catturare unicamente da una programmazione tutta Real Time Tv e MTV.

 

Campagne di comunicazione Atenei italiani

È un concept che si ripete negli anni, come se circolasse un unico brief, costruito più sull’immaginazione esterna dei creativi pubblicitari che sulla cultura e sulla storia interna al mondo di ogni singola Università. Per cui prevale un pensiero dell’indifferenza: sostituite il logo ad un manifesto ed andrà quasi certamente bene per ogni Ateneo, indipendentemente da immagine e slogan utilizzati.

Colpa nostra, del nostro piccolo mondo dell’alta formazione qualificata e della ricerca che si è aperto da poco a logiche nuove di posizionamento che sta faticosamente costruendo giorno dopo giorno una propria percezione su come collocarsi nel mercato. Perché a questo assomigliano quelle campagne, ad una difficile negoziazione tra ripensare il proprio ruolo nei confronti di una società che richiede – a vari livelli – di funzionare secondo logiche aziendali ed una scarsa cultura interna in termine di comunicazione.

Campagne di comunicazione Atenei italianiPerciò quest’anno abbiamo voluto azzerare l’abitudine comunicativa e ripartire da un’idea: che l’Università è un luogo che aiuta a generare sapere e bellezza, è un dispositivo che mette nelle condizioni di sviluppare la creatività nella conoscenza. E ad Urbino, culla del Rinascimento, questo dispositivo lo possiamo pensare in continuità ambientale con un’idea di sostegno alle arti e alla cultura che viene da lontano, che ha le radici nel mecenatismo del Duca Federico.

Campagna di comunicazione 2013/2014

Campagna di comunicazione 2013/2014

Perché i luoghi contengono un sapere ed una memoria che possono essere riattivati, anche partendo da una campagna di comunicazione per l’Ateneo. È con questo spirito che abbiamo chiesto a Gianluigi Toccafondo, artista sensibile e colto, di raccontare l’Università di Urbino Carlo Bo a partire dal suo riconoscibile tratto; e lo abbiamo fatto  per supportare un progetto d’autore. Il suo racconto è costruito da una cinquantina di frammenti-disegno, pieni di movimento e carichi di quei colori che la città e l’Università hanno nei loro simboli e nella terra marchigiana e che richiamano le architetture del luogo. Come spiega Toccafondo:

Non riuscivo a trovare un’unica immagine per rappresentare l’Università di Urbino […] così sono partito dalle facce dei ragazzi universitari, che affiancate al Duca, al palazzo Ducale, l’aquila ed altri elementi dello studio, come il mappamondo, le lettere e i luoghi, formano l’intero Ateneo… e sono venuti fuori una cinquantina di disegni. La composizione dei manifesti è ispirata al cortile del Palazzo Ducale, con le sue scritte e le sue finestre.

I volti dei ragazzi ci sono, ma solo perché sono quelli reali che si vedono nelle nostre aule, nelle vie della città, e costruiscono un racconto fatto a mosaico assieme agli altri elementi simbolici ed architettonici in cui siamo immersi tutti i giorni. E sono frammenti che ritroveremo nei mesi a venire negli ambienti che frequentiamo per le lezioni e per la ricerca; sì perché quelle cinquanta tavole diventeranno quadri singoli che arricchiranno le mura dei Dipartimenti, gli spazi dello studio, i Collegi…

Sono immagini pensate anche per essere un incidente ottico nel flusso di comunicazione visiva outdoor a cui ci siamo immunizzati. Vedere le forme ed i colori di Toccafondo interrompere la sequenza di cartelloni pubblicitari che invadono gli spazi urbani, le stazioni ferroviarie e le autostrade, riporta alle origini dell’affiche novecentesco, sintesi di arte e comunicazione, di efficacia e senso del meraviglioso. Con tutta la contemporaneità che queste immagini esprimono, generatrici di un immaginario situato, allo stesso tempo legate al territorio e globali, meta- territoriali per vocazione, quella di un artista che qui si è formato e che è conosciuto nel mondo.

Non è quindi la nostalgia che ci guida ma il guardare al futuro ristabilendo la funzione dell’Università come luogo di produzione dei saperi, anche quando comunica se stessa. Non un altro manifesto istituzionale ma un pezzo di racconto che diventa parte del nostro quotidiano e che venendo qui riconoscerete come familiare.