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I paesaggi scritti di Pericoli

Scrutando le linee e le campiture di colore che descrivono le sue colline marchigiane si percepisce la familiarità di Pericoli con il paesaggio e la scrittura.
La scrittura altrui, letta e meditata nelle quotidiane frequentazioni letterarie e la sua, particolare, forma di scrittura che prende le sembianze del disegno.

Questo personalissimo modo di de-scrivere il paesaggio e le persone rende evidenti due aspetti che legano intimamente il lavoro di Pericoli con l’Università di Urbino.

Il primo è che il sapere ancor più oggi nell’era digitale non può essere disgiunto dai luoghi in cui si forma e viene condiviso.
“Dai luoghi nascono i pensieri” era il titolo di un convegno sull’educazione di qualche anno fa. E questo non è un romantico tributo all’importanza dell’ambiente nel quale ci troviamo a vivere ma un’intima convinzione di tutti coloro che si dedicano con impegno ad aprirci nuovi sguardi sulla realtà.
Si potrebbe dire che la stessa cura con la quale valutiamo indirizzi e piani di studi universitari do- vremmo porla nello scegliere la sede dove studiare.
Può sembrare una provocazione, ma chiunque ha studiato ad Urbino ne conosce intimamente i paesaggi.

La seconda è che il sapere deve essere ruminato e questo esercizio difficile, soprattutto oggi, di meditazione sulle cose e sul mondo è garanziadi valore. Contemplare i luoghi, sembra suggerirci Pericoli, è un utile esercizio che ci consente di vagliare le esperienze di ogni giorno alla luce di quel patrimonio identitario che è la memoria.

Del rapporto intimo di Tullio Pericoli con i libri e la scrittura sono testimoni eloquenti anche gli stra- ordinari ritratti di autori e personaggi della cultura che negli anni sono stati fissati dalla sua penna. Ne abbiamo scelti alcuni, quasi scontati: Leopardi, Volponi, Ronconi, Eco. Ciascuno ha un rap- porto con questi luoghi ma è anche portatore di quella visione alta del sapere che compete a chi studia ed insegna all’Università.
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